Venezie d’inchiostro e di carta. La biblioteca di Manlio Malabotta

Una biblioteca simile alle isole della laguna di Venezia, ai casoni di Grado, alle pietruzze del Carso, alle piccole strade tra Montebelluna, Conegliano, Treviso. Quando il notaio Manlio Malabotta (1907-1975), che si definiva un “uomo di qualità che si è ritirato dal mondo”, arriva a Montebelluna nel 1946 si sente un estraneo. Lui che aveva scritto per Mino Maccari e Leo Longanesi che ci faceva in una città di campagna, veneta poi? Ma Malabotta è uomo sanguigno, di cultura, di spirito. Ama il cibo e la letteratura, crea cenacoli nella sua villa al Bigolo; pian piano arrivano gli amici. Ciro Cristofoletti, Giovanni Comisso, Mirko Trevisanello, Arturo Martini, Sandro Zanotto, Andrea Zanzotto, Ernesto Calzavara, Franco De Gironcoli ma anche Carlo Cardazzo, Neri Pozza e da Milano l’imponente Giovanni e suo figlio Vanni Scheiwiller. Si crea una fittissima rete di amicizie, di sguardi, di scambi, di passioni. E poi vi è Trieste, quella di Umberto Saba, di Virgilio Giotti, di Anita Pittoni e ancor prima quella del giovanissimo Giorgio Carmelich e di Eugenio Montale; la Gorizia di Sofronio Pocarini; Grado di Biagio Marin. Da Pistoia arriva anche Arrigo Bugiani con i suoi libretti di Mal’Aria che incontrano la Bora. E un parnaso di genio dove le Muse si muovono tra Venezia, Padova, Treviso, Montebelluna e poi Trieste. Malabotta muore improvvisamente nel 1975. Lascia in eredità spirituale a sua moglie, Donna Franca Fenga Malabotta, la strepitosa collezione di disegni e quadri di De Pisis, la sua biblioteca (una parte andrà alla Fondazione Giorgio Cini). Nel 2020 Donna Franca raggiunge suo marito. Ed ecco che quel scaffale letterario poetico che disegna un sillabario tra le varie Venezie finalmente riemerge in tutto il suo splendore.

Edizione di 120 copie, prefazione di Giampiero Mughini, saggio di Marco Menato, fotografie di Massimo Battista. Costo € 30 spese di spedizione incluse.